Come Google valuta i siti

Se sei alla ricerca di una spiegazione “tecnica e scientifica” sul funzionamento del motore di ricerca di Google, devo subito informarti che in questo articolo non la troverai.

Quello che desidero condividere qui è invece il risultato della mia esperienza, e certamente anche degli studi che ho fatto, ma non sono una professionista dei numeri e delle statistiche. Purtroppo non ho un’attitudine matematica e rimango sempre affascinata da chi sa fare calcoli, mettere insieme formule, creare report e strategie, sicuramente molto utili ed efficaci. Però ho anche capito che esiste un altro modo, a me più congeniale, per portare un sito nelle prime posizioni su Google, ed è creare siti di qualità.

Sai perchè, fin dall’inizio della diffusione di Internet negli anni novanta, Google è riuscito a distinguersi tra tutti gli altri motori di ricerca esistenti, fino a diventarne il leader mondiale?

All’epoca il funzionamento dei search engine era basato quasi esclusivamente sulla rispondenza delle parole chiave. L’utente inseriva la sua query di ricerca e riceveva un elenco di pagine web che rispondevano alla sua richiesta. Quante più volte queste keyword erano contenute nei punti strategici della pagina, tanto questa compariva in alto nel ranking.

Capito questo meccanismo, i webmaster iniziarono a combattersi a colpi di keywords, andando a puntare su quelle che registravano il maggior numero di richieste pur di portare i loro siti nelle prime posizioni delle SERP. Ma spesso questa pratica non era fatta in maniera corretta e venivano inserite parole che non avevano una stretta attinenza con il contenuto, solo perchè erano le più ricercate.

L’algoritmo del motore di ricerca non era in grado di capire se il contenuto di una pagina era effettivamente quello che l’utente stava cercando, e così, per trovare un’informazione davvero utile, molto spesso era necessario aprire decine e decine di pagine web e questo era molto frustrante (anche perchè allora Internet non era veloce come oggi).

A Mountain View, Larry Page e Sergey Brin, capirono che oltre all’algoritmo, quindi al calcolo e alla tecnologia, serviva anche una componente umana, in grado di valutare la qualità dei contenuti dei siti e riuscire così a restituire all’utente un elenco di pagine web che effettivamente rispondessero all’informazione che stava cercando. Questo è stato l’inizio del suo successo.

Oggi tutti cercano informazioni su Google, tanto che ormai è diventato di uso corrente il termine “googlerare” per indicare proprio l’azione di compiere una ricerca sul web.

Nel tempo Google si è evoluto e non è più soltanto un motore di ricerca. E, se ci pensiamo bene, il business a Mountain View è basato su di noi, sulle nostre ricerche e sui nostri siti.

Infatti, perchè investono così tanto in tecnologia e risorse umane? Non certo solo per fare un piacere a noi e fornirci un servizio gratuito per spirito caritatevole.

Più persone fanno ricerche su Google e rimangono soddisfatte del risultato, più cresce la fiducia nei suoi prodotti, che stanno al di fuori del motore, ma ne rimangono sempre strettamente collegati. Ecco che diventa sempre più importante investire nei Quality Raters, quelle persone che, seguendo specifiche linee guida, hanno il compito di valutare quello che gli algoritmi da soli non riescono a fare altrettanto bene, che è appunto la qualità, che si distingue nel significato del contenuto, nella cura con cui questo viene esposto, la facilità di comprensione, l’efficacia di titoli e sottotitoli, nelle possibilità di approfondimento, facilità di navigazione, velocità di caricamento delle pagine…

Alla fine, per Google, il nostro sito è un prodotto da mostrare in vetrina e serve a guadagnarsi la fiducia dell’utente prima di tutto.

Quindi, perchè mai dovrebbe mettere in evidenza un sito mediocre, magari difficile da navigare, lento da caricare, con poche informazioni e contenuti scadenti? Per esempio.

Il nostro sito è un prodotto di Google.

Sostengo questo perchè in effetti è Google a dirci come dobbiamo costruire i siti e, se non seguissimo le sue linee guida per i webmaster, difficilmente riusciremmo ad avere una buona visibilità. Pur di essere posizionati bene nel ranking, se Google dice che dobbiamo creare pagine con 4 foto, 2 video e 1000 parole di testo, noi lo facciamo. Se Google dice che le nostre immagini devono avere una dimensione di 1024x768px noi mettiamo solo foto di quelle dimensioni. (Esempi banali e non reali).

I motivi che inducono Google a dettarci certe regole per i siti, non servono soltanto a rendere Internet un mondo migliore, ma sicuramente riguardano anche le sue possibilità di business, dagli ADS, annunci a pagamento, ai dispositivi di ricerca vocale, per esempio. Ma basta farsi un giro nello store di Google per rendersi conto.

Alla fine, secondo me, non c’è niente di male… è un dare/avere. In fondo Google offre tante possibilità di lavoro a chi si occupa di SEO, a chi fa web marketing in generale, a chi costruisce siti, vende software, plugin ecc. Dall’altra parte l’utente è al centro dell’attenzione e tutto viene fatto per soddisfare al meglio le sue esigenze. Chi più chi meno, chi in un modo chi nell’altro, alla fine tutti ci guadagnano qualcosa dal rapporto con il motore di ricerca.

Quindi, cosa serve veramente per arrivare primi su Google?

Servono forse calcoli, statistiche, complesse strategie, sofisticati software? Sicuramente possono servire, ma alla base di tutto, prima di tutto, ci deve essere un sito fatto bene, seguendo le linee guida di Google, qualità dei contenuti e usabilità. Niente fai da te o piattaforme gratuite se non sei un esperto.

Ma capire esattamente cosa significa “qualità” per i siti web non è proprio da tutti.

Capita di sentirmi dire… “ma come puoi sostenere che il mio sito non va bene per Google se ci ho speso un sacco di soldi, guarda che belle foto, guarda le animazioni e poi i testi, sono quelli di un libro di successo. Però non capisco come mai il sito del mio collega, che è meno bello e anche vecchiotto, è al primo posto su Google”.

Ecco… non dobbiamo basarci sulla nostra valutazione e sulla nostra idea di ciò che è bello e ha valore. La qualità di un sito per Google è qualcosa di più complesso del gusto e che riguarda i suoi parametri di valutazione, non i nostri. Mi dispiace dirlo, ma conoscere questi parametri e cercare di soddisfare più possibile queste richieste, è quello che fa la differenza tra un vero professionista del web e qualcuno che invece è semplicemente in grado di costruire un bel sito. Un bel sito che però non porterà risultati.

Questo è il motivo per cui la SEO, lo ripeto sempre, non è soltanto una tecnica ma anche un’arte, l’arte di far piacere un sito a Google mettendoci, oltre alle conoscenze da manuale, anche esperienza, sensibilità, serietà, senza anteporre il business. Perchè noi che facciamo questo mestiere, siamo in fondo degli artigiani.